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Paure e Fobie

Chi è ansioso è più distratto, e non solo…

Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3456070728

L’ansia distrae. Chi sperimenta abitualmente ansia si distrae infatti, più degli altri quando si trova a svolgere un compito intellettuale, come per esempio leggere un libro o risolvere un problema matematico.

Questa è la conclusione di uno studio inglese dell’Economic and Social Reserch Council.  Chi è più ansioso  riesce si  a raggiungere  gli stessi risultati di chi  lo è meno, ma con un carico di fatica e stress psicologico decisamente maggiore.
Sperimentare ansia, soprattutto se in maniera costante,“costa” più di quel che sembra. Oltre al disagio psicocorporeo che accompagna il vissuto ansiogeno, le conseguenze potenzialmente dannose dell’ansia sono molteplici.

Nonostante lo sperimentare ansia non sia piacevole e le sensazioni che l’accompagnano, siano perlopiù negative (timore, paura, apprensione, preoccupazione, sensazione che le cose possano sfuggire di mano, bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, frustrazione e disperazione) l’ansia  è un sentimento naturale, un’emozione fondamentale e universale.
L’ansia nasce, infatti, dal tentativo dell’individuo di adattarsi alla realtà di fronte ad uno stress, attraverso un meccanismo fisiologico e psicologico che acquista  la funzione di anticipare la percezione di un eventuale pericolo.
La funzione dell’ansia è quindi quella di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all’azione e contemporaneamente motivandoci all’interazione con il mondo circostante.

Da un lato quindi, promuove un atteggiamento di approfondimento e di  esplorazione per individuare il pericolo e dall’altro un comportamento di fuga ed evitamento.
L’ansia quindi, ha un importante funzione adattiva, consente la sopravvivenza, la crescita, lo sviluppo e l’adattamento all’ambiente e rende gli individui capaci di affrontare i problemi della vita.
L’ansia nella quotidianità, consente di impegnarsi nei compiti svolti abitualmente. Le “pressioni” dell’ansia infatti, sono utili nello studio, nel lavoro o nell’organizzare gli appuntamenti e orari della giornata.

Tuttavia quando è eccessiva diventa disfunzionale e comporta una serie di conseguenze nocive/dannose  sia del funzionamento fisico che mentale.
Come afferma Stefano Pallanti, direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Firenze in un intervista, «A lungo andare l’ansia potrebbe portare a disturbi cognitivi e della memoria dal momento che le sostanze prodotte nelle manifestazioni ansiose, sono tossiche per le cellule celebrali e l’agitazione che accompagna lo stato ansioso ha effetti negativi sul fisico e si associa ad un più elevato rischio di malattie cardiache e respiratorie. Negli ansiosi, il cuore risulta  più affaticato e il ritmo respiratorio peggiore».

Un’altra ricerca condotta presso l’ università di Alberta a Edmonton, in Canada, ha evidenziato  l’esistenza di una diretta relazione tra le preoccupazioni quotidiane e i processi di memoria a breve termine. Stress e ansia disturbano la memoria e provocano dimenticanze e distrazione.
Stress e ansia disturbano cioè, la funzione mnemonica, necessaria per processare e immagazzinare le informazioni, si intromettono nella memoria di base (la capacità di ricordare ed elaborare un dato mentre si svolge qualsiasi altra attività) mandando in corto circuito il cervello.

Questo processo è accentuato dal fatto che siamo tutti multitasking, cioè svolgiamo di solito più di un’ attività contemporaneamente, e le risorse della nostra memoria sono divise tra i vari compiti.
Le conseguenze sono le distrazioni e le dimenticanze. L’ interferenza tra stress e memoria riguarda quasi la metà della popolazione secondo la ricerca, e circa il 10% in modo grave.

Un’ulteriore studio effettuato da Sonia Bishop dell’Università di Cambrige ha dimostrato che esiste un legame fra ansia e attenzione. I soggetti più ansiosi si sono dimostrati più lenti nel portare avanti un compito assegnatogli rispetto a quelli meno ansiosi, quando il compito non comportava il dispiegarsi di tutta la loro attenzione. I soggetti ansiosi si sono cioè dimostrati più soggetti a distrazione.

In conclusione quindi, se da una parte provare ansia è del tutto naturale e funzionale, soprattutto in determinate situazioni, è utile tenere sotto controllo il livello di guardia.
Quando l’ansia viene sperimentata quasi abitualmente anche in situazioni che non richiedono una particolare attivazione, se l’individuo sente di avere difficoltà a controllare la preoccupazione, se si ha l’impressione che l’ansia caratterizzi in maniera troppo preponderante la propria vita e si sperimentino difficoltà nel gestirla  potrebbe dimostrarsi utile rivolgersi ad uno specialistista, un colloquio  psicologo potrebbe aiutare a far luce sui messaggi che il corpo ci sta mandando.

Sitografia

  • www.esrcsocietytoday.ac.uk/
  • www.nature.com/
  • www.ualberta.ca

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