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Scuola

Ansia scolastica e bassa autostima

La bassa autostima può influenzare i ragazzi nei loro compiti scolastici.
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Sempre più studenti oggi soffrono di attacchi di panico e forti ansie legate alla scuola e ai compiti in classe e molti dei conflitti tra genitori e figli riguardano la gestione dello studio e l’andamento scolastico.

La scuola è la seconda grande istituzione in cui il bambino prima e l’adolescente poi continua quel processo di crescita e formazione iniziato in famiglia. Luogo di apprendimento ma anche e soprattutto di interazioni e rapporti umani, la scuola assume un importante ruolo rispetto allo sviluppo psicologico. Per questo quando il bambino o il ragazzo invia segnali di difficoltà rispetto allo studio o alla scuola questo è quasi sempre sintomo di un disagio, che si manifesta ovviamente in modo diverso in base all’età, al quale è necessario risalire.

L’esperienza clinica ci porta ad evidenziare un gran numero di sofferenza dietro la mancata voglia di andare a scuola e di studiare, ma molto spesso all’origine può esserci solo una bassa stima di sé.

In un ambiente in cui il sapere è importante ma lo è ancora di più il voto è chiaramente difficile pensare che già solo questo non possa mettere in difficoltà, la cosa però peggiora se a questo si aggiungono anche forti pressioni dall’esterno.

Perché c’è un legame così importante tra una buona riuscita scolastica e l’atteggiamento dei genitori verso lo studio?

Benchè lo studente sia il diretto responsabile del proprio apprendimento l’influenza che ha l’atteggiamento dei genitori contribuisce molto alla riuscita di esso. La scuola e lo studio infatti mettono lo studente nella condizione di dover superare delle prove e sperimentare successi e insuccessi, la reazione a questi però dipenderà molto dalla considerazione che egli ha di sé stesso e da ciò che sente di poter raggiungere sulla base di standard scolastici che vengono modellati soprattutto dalle aspettative adulte.

Questo chiama in causa due aspetti molto importanti che si formano durante la crescita:

  • il concetto di sé (informazioni riguardo sé stesso)
  • la stima di sè (valutazione di queste informazioni)

L’autostima  è data dunque dal rapporto tra ciò che si sente di possedere (sè percepito) e ciò che di desidera possedere (sè ideale).

Sin dagli inizi della vita, i bambini cominciano a costruire la propria immagine di sé, che viene determinata soprattutto dall’atteggiamento che i genitori hanno nei loro confronti.

I bambini non hanno dunque una percezione di sé innata, ma la costruiscono giorno per giorno osservando come gli altri reagiscono ai loro comportamenti, cercando l’approvazione degli adulti, soprattutto dei genitori. Di fronte allo studio allora molti bambini e ragazzi con bassa autostima crollano sperimentando una sensazione di forte inadeguatezza.

In queste situazioni i genitori, in base alla fiducia che riescono a trasmettere ai propri figli, possono assumere almeno tre posizioni:

  • controllante
  • disinteressata
  • che permette un apprendimento autoregolato

Alcuni studi hanno dimostrato come né un atteggiamento controllante né uno disinteressato può influire positivamente sul successo scolastico e che invece al contrario ad aiutare i figli nell’approccio allo studio può essere un atteggiamento caratterizzato da una minore pressione, un minor aiuto nello svolgere i compiti e un maggiore spazio nella gestione del tempo da dedicare allo studio.

Cosa fare per evitare lotte rispetto allo studio e favorire un contatto positivo del figlio con l’apprendimento?

Se la costruzione che il bambino si farà di sé come bravo, capace, in grado di sbagliare e recuperare agli errori dipende fortemente dall’atteggiamento utilizzato dai genitori verso di lui fin dai primi anni di vita e se da questa dipenderà poi anche l’autostima scolastica ossia il valore che il figlio attribuisce a sé stesso come studente allora sarà importante:

  1. avere un atteggiamento di lode e incoraggiamento anche per quello che non riesce a fare
  2. fargli sentire che si è orgogliosi di lui lo aiuterà a formarsi un’idea positiva di sé
  3. farlo sentire amato e meritevole di questo amore indipendentemente dai risultati
  4. trasmettergli che abbiamo fiducia in lui lasciandogli il giusto spazio di sperimentarsi
  5. essere un modello positivo coltivando la propria autostima
  6. ascoltarlo e renderlo capace di trasformare gli errori in opportunità senza fornire le nostre soluzioni.

Ricordiamoci che far pressione sui figli perché siano i migliori e diano sempre il massimo educa soltanto alla competizione e getta le basi di un’insicurezza profonda. Il  carico di aspettative che sentono di dover soddisfare infatti è talmente alto da fargli ottenere ancora meno di quanto potrebbero. Se è dunque sbagliato dar loro degli “incapaci” lo è altrettanto pretendere troppo da loro.

 Guardate i vostri figli per quello che sono, ascoltateli, fatevi osservatori attenti e lì troverete le risposte.

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