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Ansia e Depressione

Ansia e disturbi del sonno: smartphone sempre acceso

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Buona notte vado a letto… e mi connetto a tutti i miei canali social.

Fear of missing out”, è chiamata “paura di perdersi qualcosa” ossia l’abitudine, sempre più diffusa di rimanere connessi e navigare sui canali social dal telefonino quando si va a letto.

La situazione tipica è quella del buio della notte, con la lucina del telefono che illumina il volto e che permette di vedere lo schermo. Dopo poco gli occhi sono molto affaticati, l’espressione del volto è concentrata ed invece di prepararsi liberando la mente per facilitare il sonno, ci si immerge in una dimensione di foto, commenti, like… pensieri, messagistica… etc.

I dati diffusi parlano di un 90% dei giovani di età compresa tra i 13 e 19 anni attivo sulle piattaforme virtuali. Ma questo fenomeno vede coinvolti anche molti giovani adulti fino ai 35 anni.

Risale al 2011 il primo consistente studio condotto dall’APA  (American Psychological Association) che ha messo in connessione l’eccessivo uso dei social network con i comportamenti legati alla schizofrenia e alla depressione acuta.

È di questo autunno la diffusione dei dati di una nuova importante ricerca condotta presso l’Università di Glasgow e presentata in occasione di una conferenza della British Psychological Society che ha selezionato come protagonisti della ricerca 467 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni accumunati dalla consuetudine di utilizzare PC, smartphone e tablet fino a sera tardi.

L’interesse dei ricercatori si è anche rivolto ad approfondire il legame tra la frequenza di utilizzo dei social di notte ed i livelli di autostima per i ragazzi. Sono stati rilevati bassi livelli di autostima nei ragazzi che frequentemente utilizzano PC di notte. Grazie alla somministrazione di altri strumenti di indagine, è stata inoltre valutata la qualità del sonno e il tipo di pressione percepita dai volontari che restavano davanti al PC fino a notte fonda. I risultati non sono rasserenanti: essere sempre online, aggravato dallo stato di veglia notturna e l’ “investimento emozionale”  (inevitabile in queste attività), riduce la qualità del sonno del 13,5% ed espone all’insorgenza di disturbi emotivi.

Quali sono le conseguenze per la salute determinate da questa malsana abitudine?

  • disturbi del sonno,
  • mal di testa,
  • difficoltà di concentrazione.

In particolare le problematiche legate al sonno si possono considerare dei fattori di rischio per ansia e depressione.

Heather Cleland Woods, autrice della ricerca, afferma che: “Chi effettua il login a notte fonda pare essere particolarmente interessato dal problema. Le prove stanno sempre più supportando l’esistenza di un legame tra l’uso dei social network e il benessere, soprattutto durante l’adolescenza. Dobbiamo riflettere sul modo in cui i nostri ragazzi utilizzano i social network”.

Da un’analisi psicologica e sociologica di questo fenomeno si rintraccia come, la paura di essere inadeguati, esclusi, tagliati fuori, che colpisce soprattutto i più giovani, spiega perché sempre più adolescenti sono pronti a sacrificare il riposo notturno pur di rimanere collegati ai social network e stare al passo con notizie e aggiornamenti sui loro sociale e con la messaggistica.

Mi ritrovo molto nelle parole della ricercatrice, la dottoressa Heather Cleland Woods che afferma: “L’adolescenza è un periodo di grande vulnerabilità per l’insorgenza di depressione e ansia e una scarsa qualità del sonno può avere un’influenza negativa”.

Molto interessante è la sua proposta per migliorare la qualità di vita degli adolescenti che  hanno questa abitudine: introdurre il “tramonto digitale”. La ricercatrice immagina di stabilire una sana abitudine oraria e quindi spegnere i dispositivi elettronici due ore prima di andare a letto, parallelamente al tramonto del sole.

Facile? Beh forse no. Ma resta importante il compito educativo verso i ragazzi e verso se stessi per far si che le nuove tecnologie siano sempre più un arricchimento e non un elemento di problematicità. Come spiego spesso nel lavoro con i genitori, quando vogliamo trasmettere un NO! è importante non andare sono in modalità di chiusura nel trasmettere un divieto ma aiutare il ragazzo/bambino ad ampliare le proprie possibilità; non trasmettiamo solo la regola di spegnere i telefoni, rendiamo quella una occasione reale per stare insieme (essere quindi in prima linea).

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