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Infanzia e Adolescenza

L’amico immaginario

L'amico immaginario dei bambini
Dott.ssa Anna Gullà Livorno (LI)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ansia e Depressione, Genitori e Figli
Cell.: 347.6213327
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L'amico immaginario dei bambini

Quante volte è capitato di vedere un bambino parlare da solo e agire come se ci fosse un compagno con lui?
Il gioco dell’amico immaginario è un gioco “normale”, ma se permane nella fase preadolescenziale (dagli 11 anni in poi), quel gioco potrebbe indicare un disagio psicologico che andrebbe indagato più a fondo.

Quante volte è capitato di vedere un bambino parlare da solo e agire come se ci fosse un compagno con lui? Tra i 3 e gli 8 anni (fascia d’età in cui è più facile che compaia l’amico immaginario) la capacità di distinguere tra realtà e sogno non è ancora acquisita, e una ricerca dell’Università di Washington e Oregon ha rivelato che circa due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, o nel ritorno da scuola, o se si ritrovano da soli a casa. Un altro studio, dell’Università della Tasmania, ha affermato che il fenomeno è più frequente nei primogeniti.

L’amico immaginario, è un Altro che il bambino costruisce giorno per giorno, e che dall’inizio della sua comparsa è dotato di una personalità autonoma. Il bambino che inventa un “Doppio di sè”  con cui interagisce, è consapevole che si tratta di un personaggio fittizio, anche se da alcuni suoi comportamenti potrebbe non sembrare così (gli tiene il posto sulla sedia, gli porge delle cose…), ma il suo evitare di raccontare questi segreti ai familiari, per non essere frainteso e non incorrere nelle domande degli altri, dimostra che è consapevole si tratti solo di una fragile invenzione.

Solitamente i bambini danno al Doppio un nome inventato o storpiato: questo è il primo segreto tra i due componenti della coppia. Il secondo è il linguaggio inventato che il bambino usa per parlare col suo Doppio. L’idea di avere un segreto e di essere solo in due a saperlo rafforza nel bambino l’immagine di sé come soggetto che ha la forza e il consenso di due persone: questo può offrire maggior sicurezza nell’affrontare il mondo esterno.

L’origine della creazione di un Amico Immaginario può essere ricercata nella relazione con la propria ombra e/o nel rapporto con il peluche preferito. Sono questi i primi compagni con cui il bambino comincia ad instaurare un rapporto significativo. Il Doppio è sempre molto solidale col suo piccolo inventore, lo ascolta per ore mostrando interesse per le storie che il bambino gli racconta. In qualche avventura può avere il compito di compiere alcune azioni “eroiche” al posto del bambino, quando il piccolo gli ha trasmesso la parte più spavalda della sua personalità, quella che forse non riuscirebbe mai a mostrare in prima persona.

La preoccupazione dei genitori che il figlio stia confondendo i propri desideri con la realtà, in genere raggiunge l’apice quando il piccolo attribuisce all’amico immaginario colpe o responsabilità sue. Tuttavia, questo genere di bugia spesso rappresenta solo il desiderio del bambino di essere più ‘buono’. In questi casi è importante fargli notare con affetto, senza rimproveri né accuse, che si capiscono le sue esigenze. Riconoscendo il desiderio del bambino, ma ristabilendo la verità, lo si aiuta a prendere coscienza del conflitto tra realtà e immaginazione. Se poi il bambino, oltre al suo piccolo mondo, ha degli amici con cui gioca, non vi è motivo di preoccuparsi. Se invece le sue amicizie si limitano alle sue creature immaginarie, è importante proporgli nuove occasioni per socializzare.

Spesso i genitori sono un po’ preoccupati dalla presenza di questi amici immaginari, perché pensano che impediscano un “normale” processo di socializzazione con gli altri bambini. È infatti opinione comune che i bambini che hanno amici immaginari siano bambini molto introversi, che inventano tali compagni come rifugio o meccanismo di fuga nella fantasia. In realtà molte ricerche dimostrano che l’avere un Doppio non implica difficoltà relazionali con i coetanei.

Il Doppio è un amico speciale, l’unico di cui ci si può fidare ciecamente, che non farà mai la spia e non abbandonerà mai il suo creatore per un altro amico.

Normalmente il Compagno Immaginario si modifica col passare del tempo, cambia, anche perché una delle sue caratteristiche è quella di essere confidente del bambino, che vuole consultarsi con lui sui problemi che lo preoccupano in quel momento, e quindi cresce insieme al suo inventore.

Un’altra funzione del Doppio è quella del “rispecchiamento”: il bambino si rispecchia nell’Altro Immaginario, costituendo così una immagine di sé. Nel personaggio immaginario con cui dialoga tutti i giorni, il bambino riversa tutte le immagini di sé che ha raccolto nelle relazioni con gli altri, in particolare con gli adulti. Il bambino quindi aggiusterà e aggiornerà la sua immagine di sé in base a ciò che a sua volta l’Altro da sé gli trasmette.

Il Doppio però, non ha soltanto le caratteristiche del suo creatore, ma assume anche tratti delle persone vicine al bambino: in esso il bambino riversa anche tutte le sue conoscenze sul mondo sociale, ossia l’insieme degli adulti che dettano regole e dicono cosa si può fare e cosa no.

L’aspetto più importante della relazione con questo Altro da sé consiste nel fatto che con lui è possibile dialogare e discutere, a differenza che con gli adulti, visti dai bimbi spesso come troppo concentrati su di sé per mostrare interesse nei loro confronti. Con lui il bambino si esercita nella pratica del problem solving, perché concede un tempo senza limiti all’elaborazione di nuove soluzioni per ogni problema. In questo processo, l’Altro da sé funge da mediatore e negoziatore; diventa un’agente socializzatore che facilita il bambino nell’ingresso nella società di appartenenza, dandogli la possibilità di ripetere più volte le stesse prove, senza essere rimproverato per gli errori commessi.

La continua interazione faccia a faccia col proprio Doppio, inoltre, insegna al bambino a rapportarsi più facilmente con gli altri, grazie all’acquisita capacità di patteggiare e negoziare col Compagno Immaginario. Il Doppio diventa quindi un alleato nell’interazione tra Io e Me, tra sé e mondo esterno, il mondo adulto a volte, per loro, davvero incomprensibile.

Tutta la letteratura psicologica è quindi concorde nell’affermare che la creazione dell’amico immaginario non solo non è preoccupante, ma è una tappa importante nella crescita, l’indice di un’ottima capacità di reazione e di adattamento da parte del bambino. Adattamento ad un cambiamento (nascita di un fratellino, trasloco, cambiamento di scuola, o magari soltanto un mutamento di orari lavorativi di un genitore che possono cambiare alcune abitudini); o semplicemente un modo costruttivo di affrontare i momenti noiosi e/o faticosi della giornata.

L’amico invisibile a volte assomiglia a qualcuno di cui il bambino sente la mancanza, altre volte rappresenta l’immagine di quello che il piccolo vorrebbe davvero essere, in alcuni casi può “incarnarsi” in un pupazzo, in una bambola o in un peluche. Una caratteristica comune a tutti gli amici immaginari però, è che sono estremamente disponibili.

Poiché l’amico immaginario resta un’esperienza legata al mondo del gioco, non va nè deriso, nè enfatizzato. Deridere il bambino o cercare di fargli capire che sta parlando con il muro è del tutto fuori luogo: lui sa benissimo che l’amichetto non esiste, ma per lui il gioco resta una cosa seria!
Enfatizzare, al contrario, l’esistenza del compagno di giochi, per esempio apparecchiando la tavola anche per lui, è altrettanto fuori luogo: un’invadenza di un territorio non nostro.

Costruendosi un mondo immaginario popolato da amici condiscendenti, il bambino impara a definire i confini esatti tra realtà e immaginazione e ad affrontare i propri impulsi negativi – odio, paura, gelosia, menzogna – che attribuisce all’amico immaginario, mentre lui può assumere il ruolo del ‘buono’ che rimprovera e punisce. Questi esperimenti di buona e cattiva condotta rappresentano i primi sforzi del bambino per conformarsi alle aspettative dei genitori. Attraverso gli amici immaginari può vestire a piacimento i panni del ribelle o del bambino fragile e indifeso, verificando di volta in volta quali effetti sortiscono i diversi comportamenti. Parallelamente, nello stesso modo in cui utilizza i suoi ‘falsi’ amici per conoscere meglio se stesso, ha la possibilità di assumere ruoli che gli permettono di identificarsi con l’uno o con l’altro dei genitori. Inizia quindi a capire che cosa vuol dire esercitare un’autorità e disporre di un’autonomia. Si tratta dunque di una tappa essenziale nel suo sviluppo, che in quanto tale deve essere rispettata, senza farsi gioco di lui e senza cercare di introdursi con forza nel suo mondo.

In linea generale, l’amico immaginario è una figura alla quale conviene non dare troppo peso:
– È importante evitare di ridicolizzare questa fantasia con frasi come: “È una cosa stupida”, oppure: “Non si può parlare con qualcuno che non esiste”. Il bambino si sentirebbe ferito, con il risultato che farà sempre più fatica a confidarvi del suo mondo interiore.

– Se il bambino vi invita a partecipare alle sue storie fantastiche, chiedendo per esempio di apparecchiare la tavola per l’amico immaginario, non c’è nulla di male a prender parte al suo gioco. Anzi: la cosa vi permetterà di conoscere meglio i suoi sentimenti più nascosti.

– Bisognerebbe evitare tutti i tentativi di renderlo ‘reale’, riservandogli uno spazio fisico. Per tornare all’esempio del posto a tavola: si dovrà apparecchiare con piatti e pappa… rigorosamente invisibili!

Nella maggioranza dei casi, l’amico immaginario cessa di esistere dopo circa 3 anni dalla sua apparizione, quindi intorno ai 6-8 anni. Un giorno, all’improvviso, quando non ci sarà più bisogno di lui, se ne andrà. Nel caso in cui, dopo i 9 anni, il bambino dovesse continuare a coltivare questa fantasia, rifiutando nello stesso tempo la compagnia dei coetanei o, comunque, manifestando problemi di socializzazione, sarebbe opportuno rivolgersi ad uno specialista.

L’amico immaginario permette di compensare le tensioni, ripensare alle proprie esperienze, elaborarle e sopportarle meglio se si tratta di esperienze infelici, ma il suo utilizzo non deve diventare un mezzo attraverso cui il bambino si rinchiude in se stesso, evitando il contatto con coetanei ed adulti dai quali forse si sente poco accettato, incompreso e scarsamente gratificato.

Il gioco dell’amico immaginario è un gioco “normale”, ma se permane nella fase preadolescenziale (dagli 11 anni in poi), quel gioco potrebbe indicare un disagio psicologico che andrebbe indagato più a fondo.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

“Psicologia dell’età scolare”, a cura di D0ALESSIO E CAROCCI

“A.I. L’amico immaginario”, di N. Ketty

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