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Coppia

Alta Infedeltà: la monogamia non è un buon investimento!

tradimento
Marco volpe Psicologo Napoli Marco Volpe Soccavo/Pianura (NA)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Genitori e Figli, Sessualità
Cell.: 335.7583153

Viene trattato un tema che generalmente suscita interesse e curiosità, ovvero l’infedeltà nelle relazioni di coppia. Questo discusso comportamento sessuale viene affrontato in un ottica evoluzionistica in relazione anche ai vantaggi e svantaggi per la procreazione della specie. Inoltre vengono forniti dei raffronti, circa il comportamento sessuale, anche con altre specie animali.

Se su di un ipotetica isola deserta ci fosse una sola donna e cento uomini dopo un anno potrebbe nascere un solo bimbo, viceversa se ci fossero cento donne e un solo uomo potrebbero nascere cento bambini. E’ una constatazione ovvia, che prende spunto da un’idea di Schopenhauer adattata ad una più recente visione da reality, che pone l’accento sul fatto che l’attività sessuale maschile, proprio in termini matematici, è un potente investimento per la procreazione della specie.

Partendo da questo presupposto possiamo addentrarci in un comportamento antico forse quanto l’uomo stesso: il tradimento sessuale nelle relazioni di coppia. E’ questo un tema con il quale direttamente o indirettamente, in termini di agito o solo con pensieri, immaginazioni, riflessioni ciascuno almeno una volta si è confrontato, e molteplici e varie sono le possibili spiegazioni che si trovano in letteratura.

Riprendendo la relazione tra i comportamenti sessuali e la procreazione e riproduzione della specie, possiamo fare riferimento ad una spiegazione evoluzionistica per comprendere le ragioni del tradimento. Dal punto di vista evoluzionistico appunto, la ragione prima da cui scaturisce la necessità dell’organizzazione sociale è il sesso. Se l’unione tra un maschio e una femmina non fosse necessaria ai fini della riproduzione, i membri di una specie potrebbero, in teoria, trascorre la loro intera esistenza ignorandosi l’un l’altro.

Nelle diverse specie animali, si è evoluta una gamma innumerevole di modelli relazionali maschio-femmina finalizzati alla riproduzione sessuale. Un possibile criterio di classificazione consiste nel considerare il numero di partner con cui un maschio o una femmina si accoppiano in un determinato arco di tempo.

Si possono distinguere quattro categorie:

  1. la poliginia, il modello in cui un maschio si accoppia con più di una femmina;
  2. la poliandria, in cui una femmina si accoppia con più di un maschio;
  3. la monogamia, in cui si accoppiano un solo maschio e una sola femmina;
  4. la poliginandria, in cui tutti i membri di un gruppo, formato da più maschi e più femmine, si accoppiano tra loro.

Un concetto fondamentale in una questa prospettiva è quello di investimento parentale che può essere definito come la quantità di tempo, energie e rischio per la propria sopravvivenza che comporta il generare, nutrire e prendersi cura della prole. L’entità dell’investimento parentale, inteso come sforzo e spesa di energie nella procreazione e cura dei piccoli della specie, non è uguale per ciascun genitore. Generalmente uno dei due genitori ha uno sforzo e una spesa di energie  maggiore rispetto all’altro.

Il sistema di accoppiamento più comune tra i mammiferi è la poliginia in cui i maschi della specie si accoppiano con più femmine. Le femmine dei mammiferi compiono un grosso investimento e un grosso dispendio in termini di energie per ogni figlio che generano. Il piccolo deve svilupparsi nel grembo della madre per un periodo che dura settimane o mesi e dopo la nascita deve ottenere da lei il suo nutrimento, sotto forma di latte, e le sue cure. A causa di questo elevato investimento parentale, il numero di figli che una femmina può generare nell’intero arco della sua esistenza è alquanto limitato.

Le cose sono diverse per i mammiferi maschi. Il loro effettivo coinvolgimento rispetto alla progenie implica, al minimo, la produzione di spermatozoi e la copulazione. Queste due attività richiedono una piccola quantità di tempo e di energie, per cui il numero di figli che un maschio può generare, diversamente dalla femmina, non è limitato dalla spesa di energie o dalla gravosità dello sforzo ma esclusivamente dal numero di femmine fertili con cui riesce ad accoppiarsi. Pertanto, con tante più femmine riesce ad accoppiarsi un mammifero maschio tanto maggiore è la prole che può generare e tanto maggiore è il contributo alla riproduzione della specie.

Dal momento che le femmine dei mammiferi, invece, investono così tanto in ogni piccolo che partoriscono è nel loro interesse generare una progenie con le più alte probabilità possibili di sopravvivere e di riprodursi. Nella misura in cui il maschio influenza questa  probabilità della prole, o attraverso il proprio contributo genetico o attraverso altre risorse che può fornire (nel caso del mammifero uomo: ricchezza economica, status sociale, potere), questa teoria spinge a prevedere che la femmina scelga tra i maschi un partner in grado di apportare alla prole i benefici maggiori. Ovvero nel caso della specie umana, le donne sarebbero tendenti a sceglie re gli uomini con maggiori risorse economiche, con un più elevato status sociale o che comunque diano maggior garanzia di sostegno e supporto della prole a lungo termine.

L’altro sistema di accoppiamento che interessa i mammiferi, in particolare l’uomo, è la monogamia. Questo sistema in natura risulta efficace nei casi in cui l’investimento parentale e la spesa di energie è equivalente nei due sessi o quando le condizioni ambientali di una specie rendono difficile o addirittura impossibile, per un adulto allevare da solo la progenie, ma non per due adulti che collaborano nell’impresa. Il sistema monogamico interessa più del 90% delle specie di uccelli a fronte di appena il 3% dei mammiferi. Tra i mammiferi la monogamia sembra essersi evoluta più di frequente nelle specie in cui, come avviene negli uccelli, i piccoli devono essere nutriti con cibo diverso da latte materno, ovvero con un tipo di cibo che anche il maschio è in grado di procurare. Tuttavia grazie alle tecniche per determina la paternità in base al DNA, si è trovato, perfino nelle specie di uccelli in cui è massimo il sistema monogamico, che la monogamia sociale (la formazione di una coppia fedele, allo scopo di allevare la prole) non implica necessariamente la monogamia sessuale (la fedeltà di copulazione tra un dato maschio e una data femmina). Le ricerche rivelano che tra le specie di uccelli in cui vige la monogamia sociale è molto comune riscontrare che una percentuale della progenie di una data coppia ha per padre un vicino, anziché il maschi che vive nel nido. Le ragioni di questa infedeltà dal punto di vista femminile in termini evolutivi potrebbero risiedere nel fatto che accoppiandosi con un maschio geneticamente superiore al proprio compagno (come potrebbe rivelare il suo canto o il suo piumaggio) porta a generare una prole geneticamente superiore; inoltre con qualsiasi maschio diverso dal proprio compagno fa aumentare per la femmina le probabilità che tutte le sue uova vengano fecondate. Questo dato ci dice che, perfino gli uccelli, che sono la specie più monogama, nella realtà risultano essere infedeli.

In tutte le culture, di tutte le epoche, gli uomini  sono molto più disponibili delle donne ad avere rapporti sessuali senza che ciò implichi un impegno a lungo termine. La più diffusa spiegazione in termini evoluzionistici è, ancora una volta, basata sulla cosiddetta teoria dell’investimento parentale usata per spiegare le differenze tra i sessi nell’accoppiamento in tutte le specie animali. Applicando questa teoria alla specie umana si può affermare: poiché i rapporti sessuali possono causare la gravidanza nella donna e non negli uomini, l’interesse di una donna starebbe nel moderare la propria attività sessuale fin quando non è nelle condizioni di permettersi una gravidanza e non ha trovato un compagno in grado di aiutare lei e i nascituri per molto tempo. Al contrario, un uomo ha poco da perdere e molto da guadagnare – nell’economia della selezione naturale – da rapporti sessuali senza impegno con molte donne. Alcune di queste donne potrebbero riuscire ad allevare i suoi figli, trasmettendo così copie dei suoi geni alla generazione successiva, al costo di notevoli  sforzi e dispendio di energie  per loro, ma non per il maschio.

La selezione naturale potrebbe aver portato allo sviluppo nelle donne di una tendenza istintiva a una maggiore moderazione sessuale.

Da quanto detto si potrebbe ricavare che in termini di evoluzione della specie il sistema di accoppiamento monogamico, in cui si accoppia un solo maschio e una sola femmina, non è di fatto il più efficace mentre molto più fruttuoso è sicuramente quello poligamico, e di fatti è quello più adottato dai mammiferi. Tuttavia, nel caso della specie umana si potrebbe ipotizzare  una differenziazione:  è vero che il modello più diffuso è la monogamia sociale (la formazione di una coppia fedele, allo scopo di allevare la prole), spesso sancita da contratti civili e religiosi, ma non è detto che ad essa corrisponda una monogamia sessuale (la fedeltà di copulazione tra un dato maschio e una data femmina), potrebbe, sia pure non palesemente, essere la poliginia, il modello in cui un maschio si accoppia con più di una femmina, il modello sessuale prevalente.

E’ curioso rilevare infine che i nostri parenti più stretti fra gli animali: lo scimpanzé comune (Pan troglodytes) e lo scimpanzé pigmeo (o bonobo, Pan paniscus) adottano come sistema di accoppiamento la poliginandria, in cui tutti i membri di un gruppo, formato da più maschi e più femmine, si accoppiano tra loro. Quando la femmina è in ovulazione, nel suo deretano si forma un visibile rigonfiamento rosa, che la femmina esibisce come segnale della propria ricettività sessuale. Durante il periodo in cui questo rigonfiamento persiste, la femmina riesce ad accoppiarsi con la maggior parte dei maschi adulti. Le ricerche condotte sul campo suggeriscono che gli scimpanzè bonobo siano i più pacifici primati e che uno dei fattori che maggiormente contribuisca a renderli tali sia la loro intensa attività sessuale. Inoltre uno specifico vantaggio evolutivo della poliginandria, soprattutto dal punto di vista della femmina, è la confusione della paternità. E’ infatti quasi impossibile per il gruppo determinare le corrispondenze padre/figlio, e ciò porta i maschi della specie a ridurre l’aggressività verso i piccoli e ad averne più cura. Nel specie umana una simile situazione oltre a garantire una più efficace riproduzione ed incrementare la procreazione, potrebbe inoltre essere un ottimo deterrente contro il nepotismo.

BIBLIOGRAFIA

 

–      Gray, P. (2004). Psicologia. Bologna: Zanichelli.

–      Kano, T. (1992). The last ape:Pygmy chimpanzee behavior and ecology. Standford, CA: Standford University Press.

–      Kleiman, D.G. (1977). Monogamy in mammals. Quarterly Review of Biology, 52, 39,69

–      Rees, J.A., e Harvey, P.H. (1991). The evolution of mating systems. In V. Reynolds e J. Kellett (Eds.), Mating and Marriage. Oxford: Oxford University Press.

–      Trivers, R.L. (1972). Parental investment and sexual selection. In B. Campbell (Ed.), Sexual selection and the descent of man. Chicago: Aladine.

Commenti

Una risposta a “Alta Infedeltà: la monogamia non è un buon investimento!”
  1. Ephebo scrive:

    Direi che ancora una volta si lascia troppo poco spazio al fattore culturale, non è che molto spesso dimentichiamo di quale potenza esso abbia a livello comportamentale?
    Spero segua una catalogazione degli effetti che comporta, nell’uomo, la continua ricerca di un partner occasionale… sono davvero curioso!

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