Trova il tuo Psicologo
       Psicoterapeuta B4U

B4U > Magazine > Sessualità > Coppia > Aiuto! Mia moglie è Wonder Woman

Coppia

Aiuto! Mia moglie è Wonder Woman

Il ruolo femminile oggi
Emmanuella-ameruoso-psicologo-roma Emmanuella Ameruoso Roma e Bari ()
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Genitori e Figli, Sessualità
Cell.: 3938737208

Il ruolo femminile oggi

L’uomo, come la società, è un prodotto storico. Partendo da questa affermazione, si può prendere in considerazione l’evoluzione  in termini globali (sociale, familiare, lavorativa), nell’arco dei secoli com
e il frutto di un cambiamento evoluzionistico.

Ma cosa è avvenuto?

L’industrializzazione prima e lo sviluppo tecnologico poi, hanno avuto una grande ripercussione a vari livelli. Anche la famiglia, la coppia ed il singolo individuo, hanno subìto un adeguamento ai tempi.

La costituzione di un nucleo familiare, come espressione di un’unione istituzionalizzata, non è più un’alleanza tra famiglie come avveniva in tempi non troppo remoti, quanto piuttosto,  una scelta individuale. Il matrimonio costituisce un’impresa personale del singolo, un’occasione di espressione della propria individualità.

La coppia si forma, infatti, attraverso una diversa modalità affrontando le problematiche con nuove strategie: il modo in cui i due partner manifestano i propri bisogni e le proprie aspettative in relazione alla coppia stessa, sembra aver subìto una modificazione (Malagoli Togliatti et al., 1998) .
Si è abbandonato il modello tradizionale della coppia “simbiotica”, chiusa all’esterno: oggi ci si unisce più per differenza che per complementarità e la fusionalità all’interno di essa, è più temuta che ricercata, come minaccia all’espressione della singola individualità.

Ciò non significa che non si è più portati ad avere interessi comuni.
Nella società del nuovo millennio, in cui si esalta l’individualismo, la relazione diadica, è sacrificata per promuovere invece, l’autoreferenzialità dei membri che la compongono (Donati, 1989).

A tutto ciò seguono una serie di conseguenze sia sul piano personale che sociale.

Il dato, è confermato dalla progressiva riduzione del calo delle nascite, da un abbassamento del numero dei matrimoni con una maggiore predisposizione alla convivenza, dall’aumento del numero di divorzi.

Nella prima metà del secolo, gli uomini assumevano valore in base alla loro produttività nel lavoro, mentre la donna veniva considerata attiva all’interno del focolare domestico: la famiglia, i figli, e quindi, la capacità procreativa, rappresentavano il modo di esprimere la propria femminilità.

In epoca moderna, il processo di adeguamento dei ruoli, nell’assetto sociale, culturale e lavorativo, ha portato ad una “unisessualizzazione”. Il ruolo femminile non corrisponde più agli stereotipi dei nostri nonni. A partire dagli anni ’60, in conseguenza dell’emancipazione femminile, della liberalizzazione sessuale e dell’affermazione del welfare state, il rapporto uomo-donna, donna-famiglia, donna-contesto lavorativo, si sono evoluti.

Ma in che senso?

Per secoli il sesso femminile, ha dato importanza all’uomo: il marito, l’amante, il protettore ed il convento, rappresentavano l’unica modalità di sopravvivenza.
Ciò ha sempre comportato una condizione di dipendenza del ruolo femminile da quello maschile, delineando anche una sorta di creazione di un’identità surrogata.
Ciò ricorda un po’ il mito di Pigmalione che scolpisce nell’avorio una donna che corrisponde ai suoi desideri. Ma è una donna stessa che alla fine lo “sconfigge”: il mito narra infatti, dell’avidità di questa figura divina che sottrae le ricchezze al cognato, uccidendolo.

Didone, sua sorella e moglie di Sichèo, la vittima, scopre il delitto e, con l’aiuto dei suoi sidditi riesce a riappropriarsi non solo degli averi del defunto marito ma, riesce a sottrarre a Pigmalione i suoi, ereditati dal padre. I maggiori cambiamenti, oggi, riguardano il passaggio ad un’immagine nuova: la formazione di un’identità di genere moderna ha portato ad una “femminilizzazione di massa” (Francescato, 2000).
L’uomo è più confuso, sembra scappare verso sessi intermedi e femminilizzati e la donna biologica sembra non avere più le armi di una tradizionale conquista (Muretti, 2000).

Negli ultimi decenni, la situazione maschile e femminile, è diventata più simile: un maggior numero di donne è entrato nel mercato del lavoro retribuito e si sono guadagnate diritti sociali più al passo con i tempi.

Sembra però che le donne incontrino ancora problemi nell’inserimento lavorativo, soprattutto se paragonato a quello maschile. Anche se, allo stato attuale, soltanto in politica rispetto agli anni passati, c’è stata  un’evoluzione: 4 ministri donna hanno contraddistinto il cambiamento sulla scena politica, la panoramica mondiale, conta ancora pochissimi numeri e i ministri “rosa” fanno ancora scalpore…..
Nell’UE, una donna su tre lavora part-time a fronte del solo 6% degli uomini.
In termini di retribuzione, esistono ancora diverse disparità, soprattutto nei lavori più qualificati: nel 1995, i compensi mensili lordi delle donne, erano del 26% inferiori a quelli maschili.

Vi sono però dei paesi in cui questa differenza è minore: Belgio, Danimarca, Lader orientali della Germania , Lussemburgo e Svezia.

Al di là dell’aspetto prevalentemente socio-economico, che sottolinea l’evoluzione di una figura maggiormente autonoma ed indipendente rispetto a quella maschile, le donne non più considerate solo un tacco a spillo, sono messe a dura prova dal trinomio amore-figli-carriera. In questo contesto, sembra non siano più disposte ad assumersi la responsabilità di un compagno o comunque di una situazione che possa porle in una condizione di rinuncia rispetto alla propria autorealizzazione. C’è anche da dire che difficilmente i nuovi nuclei familiari riescono a vivere con lo stipendio di un solo componente, come avveniva in passato. Adesso la vita è più cara e, molto spesso, diviene una necessità più che un privilegio. Nel III millennio ritroviamo una figura femminile molto più imponente delle donne del passato, poiché oltre ad essere forte, è molto seducente.

L’immagine proposta dai media e dalla moda ricalca pienamente un essere ben curato nell’aspetto e rispecchia un ideale di bellezza a cui si incoraggia gli individui ad assurgere con ogni mezzo.

Tale figura, collima non poco con la componente maschile, il cosiddetto Animus di cui parla Jung. In alcuni casi però, la donna, si è forse identificata troppo con la parte “mascolina” – attraverso la negazione di quella femminile (Anima)- esasperando le caratteristiche di competizione nei confronti del sesso opposto. Tali categorie di donne, hanno necessità di dominanza e di potere all’interno della coppia tanto che il compagno molto spesso viene “spodestato” del proprio ruolo.

Tale esasperazione rasenta il campo delle perversioni tanto che la Kaplan nel suo libro “Perversioni femminili”, parla di omovestitismo, concetto ormai diffuso in ambito sociale ma che conserva il suo carattere di specificità.
Assumere gli abiti maschili, i pantaloni, la fa assomigliare ad un essere fallico che esprime la propria solida funzione nella società.

La donna manager, in tailleur e tacchi a spillo, realizzata su tutti i fronti suscita timore, invidia e rabbia, negli uomini che hanno sempre visto l’essere debole” attraverso gli strereotipi culturali passati. La categoria dei “tradizionalisti”, in effetti, tende a “perseverare nel proprio ruolo”, definendo la posizione che da anni nella storia è sempre appartenuta al “sesso forte”.

D’altro canto sembra però alleggerita del fardello di dover sempre essere all’altezza e “potente” in tutte le situazioni. Condividendo pienamente la posizione assunta dalla donna in casa e nella società, questa categoria maschile risulta più responsabile rispetto ai diritti ed ai doveri della coppia accettando di buon grado anche i vantaggi economici ed individuali che il lavoro stesso soddisfa.

Ma, poiché, l’aggressività, la sicurezza e la determinatezza sono doti per secoli appartenute agli uomini, la nascita di questa nuova figura, più perfezionista che cerca di fare tutto e bene non esitando di fronte alla realizzazione nella vita professionale, sembra suscitare dubbi riguardo alla possibilità di poter conciliare il lavoro con la famiglia. La donna viene considerata “arida” quando sceglie la carriera ai figli. Ed ecco che qui sorgono i problemi…

Se si considera che si è verificato un calo nella percentuale delle nascite – pari all’11,8% tra il 1980 ed il 1995 – è facile che si riconduca la diminuzione alla scelta della coppia di alleggerire il carico delle proprie responsabilità o assumendosele molto tardi rispetto ai tempi passati: gran parte del tempo viene assorbito dal lavoro, ben poco ne rimane per la relazione ed alla coppia viene sottratta ogni forma comunicativa conducendo inevitabilmente a degli ostacoli.

I  litigi sorgono sulla modalità di trascorrere il tempo libero, sulla mancanza e sulla qualità dei rapporti sessuali, sulla difficoltà a condividere passioni comuni. Ma come evitarlo?

L’aggressività latente si manifesta nella relazione attraverso l’insorgenza delle disfunzioni sessuali (assenza di desiderio, eiaculazione precoce, disfunzione erettile, anorgasmia), le lotte di potere (che ricordano un po’ “La guerra dei roses”) per l’affidamento dei figli e dei patrimoni, la rottura del legame matrimoniale.
Infatti, secondo i dati ISTAT, il numero delle separazioni e dei divorzi è cresciuto: nel 1997, in Italia, abbiamo rispettivamente 60.281 ed a 33.342 casi, con una variazione rispetto al 1996 del 4,8% nel primo e dell’1,9% nel secondo.
Nel 1982 il numero delle separazioni è stato di 33.807 e, quello dei divorzi, di 14.640 (ISTAT, 2000).

Nel 68,4% dei casi, l’istanza di separazione è presentata dalle mogli e, nel 31,6%, dai mariti.
Nel caso in cui la donna ha un’occupazione, la percentuale sale al 71,5% mentre se è casalinga, scende al 65,9%. L’iniziativa di divorziare è presa maggiormente dal marito.
Gli uomini e le donne, nella maggior parte dei casi hanno un’occupazione ed una piccola percentuale possiede una laurea o di un diploma universitario.
Nel 2007 invece, risultano complessivamente 81.359 separazioni (+ 1,2 rispetto al 2006) e 50.669 divorzi (+ 2,3%), pari rispettivamente a 273,8 e a 170,5, ogni 100.000 persone coniugate residenti.

All’atto della separazione, l’età media del marito è 44 anni e le mogli 41, mentre al divorzio rispettivamente 46 e 42 anni. La durata media dei matrimoni è di 14 anni per quelli conclusi in separazione e 17 per quelli conclusi in divorzio.
In tutto questo, i figli coinvolti sono 100.252 nelle separazioni e 49087 nei divorzi. Tra questi, il numero dei figli minori è pari a 66. 406 nelle separazioni e 25.495 nei divorzi.

La successiva applicazione della legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 ha contribuito a far aumentare l’affidamento condiviso che è stato stabilito per il 72,1% dei figli affidati nelle separazioni (38,8% nel 2006) e per il 49,9% nei casi di affidamento conseguente a divorzi (28 % nel 2006) (ISTAT, 2007).

Poche coppie prendono in considerazione l’opportunità di risolvere le proprie problematiche all’interno della coppia stessa; si è portati invece, a risolvere l’insieme dei conflitti con la separazione, nella speranza di trovare la volta successiva, la donna o l’uomo “giusto”.

Riconoscere i bisogni reciproci invece, significa abbandonare ogni forma di egoismo, di mancanza di affettività, in cambio di una maggiore espressione di sé nei confronti dell’altro: comunicando al partner le proprie necessità, i propri malesseri, i propri dubbi, si eviterebbe l’allontanamento ed il conflitto. È così che una maggiore predisposizione all’ascolto, al venirsi incontro, attraverso lo scambio reciproco, comporterebbe il vantaggio della manifestazione della propria personalità, del proprio individualismo, pur rimanendo assieme.

La relazione amorosa, è una scelta ma è anche un impegno e, se vissuta come scambio, come arricchimento della propria affettività, come crescita comune, viene vissuta con libertà.
L’accettazione dei reciproci ruoli come manifestazione della propria identità ed autorealizzazione, al di là dei vincoli socio-culturali, politici e mediatici, potrebbe essere una soluzione ai problemi della coppia?

Bibliografia

  • Ameruoso E., Aiuto mia moglie è Wonder Woman, 2000, Roma, AISC.
  • Ferrarotti F., 1996, Manuale di Sociologia, Bari, Laterza.
  • Francescato D., 2001, “La coppia nell’era dell’immagine”, www.duepiù.net.
  • Francescato D., 2001, “Io te e gli altri”, www.duepiù.net.
  • http//www.giustiziaincifre.istat.it/
  • ISTAT, 1982, Compendio statistico Italiano, Roma Istat.
  • ISTAT, 1999, “Matrimoni, separazioni, divorzi,” Annuario n.29:16-17, anno 1996, Roma, Istat.
  • Muretti E., 2001, “La coppia nell’era dell’immagine”, www.duepiu.net
  • Nasello G., Piacere e Contraccezione, 2000, Roma, AISC.
  • Pezzetti Finzi S., 1996, Volere un figlio, Milano Mondatori.
  • Tafà M., Biagioli L., Malagoli Togliatti M., 1998, “Risultati preliminari di un’indagine sulla rappresentazione sociale della coppia”, Rivista di Sessuologia Clinica, n. 5(1): 47-75.

Lascia un commento

Scegli l'account con il quale vuoi firmare il commento

Benessere4u è un sito web dedicato al benessere psicofisico continuamente alimentato dalla professionalità e competenza di centinaia di psicologi e psicotepeuti professionisti sparsi in tutta italia. Trova lo specialista più adatto alle tue esigenze!

Altro... Coppia
attestato di convivenza
Attestato di convivenza per le coppie torinesi

Dopo la delibera del Consiglio Comunale di fine giugno, sono state presentate il 12 luglio presso il Comune di Torino...

Chiudi