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5 motivi per i quali chi ti ama non ti può salvare

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere
Cell.: 340.0575571

L’amore esiste solo quando due mondi si uniscono senza avere la minima idea di come fare a unirsi” (Pedro Chagas Freitas)

Ore 14.38 – Marzo, venerdì pomeriggio. Mentre scrivo sono al parco e vedo attorno a me tante coppie. Alcune sorridono, si sfiorano, ricercano il contatto, concedendosi un momento di dolcezza. Alcune discutono. Mi incuriosisco. Si guardano, ma sembra non si vedano. Troppo impegnati a concentrarsi su quello che si stanno dicendo. A vederli così, da lontano, sembrano quasi impegnati in una danza, quel dito puntato come, probabile, gesto di colpa…  le braccia si incrociano… le mani si agitano.

Ecco ciò che avviene spesso: non ci si sente capiti, ci si aspetta che l’altro capisca.

La coppia, però, nasce dall’unione di due individualità ben distinte, ognuna portatrice di bisogni, desideri e aspettative. Ognuna arriva all’incontro con l’altro con il proprio bagaglio, fatto di ricordi, esperienze e ferite dell’anima. Solitamente però non ci si presenta con la carta di identità di ciò che è stato, bensì con il passaporto e il biglietto di dove si vorrebbe andare. Si sceglie l’outfit più ‘elegante’ per essere veramente quelli giusti.

Soprattutto all’inizio, l’altro sembra rispondere esattamente a tutte quelle che sono le nostre richieste, più o meno esplicite. Il conoscere un’altra persona fa sì che l’attenzione si focalizzi: se consideriamo un qualsiasi ambiente, riteniamo saliente ciò che ci colpisce o ciò da cui siamo colpiti.

Ma i sensi non sono stati programmati per essere sempre in allerta. Sarebbe troppo dispendioso da un punto di vista energetico, risultando disadattivo e contro se stessi.

Ed è proprio quando si smette di considerare l’altro come un soggetto unico e diverso da se stessi, che si concretizzano le aspettative che ognuno si costruisce. Se desiderare, pone l’uomo in una condizione di assenza che rende però presente quanto sperato, l’aspettativa è un guardar fuori che si tramuta, nelle relazioni umane, spesso in una proiezione. Ci si aspetta che l’altro faccia qualcosa per placare i nostri turbamenti interni, che completi una mancanza. E qui il mito della mezza mela di Platone pone gli amanti in una condizione di carenza. Il filosofo parla di una incompletezza dell’essere umano che può essere sanata solo dall’incontro… dall’amore. Questa visione, seppur romantica, pone ogni essere umano come in attesa di un salvatore, depotenziando la possibilità di ognuno di autodeterminarsi, ma anche di autorealizzarsi.

Perché quindi chi ti ama non ti può salvare?

  1. Perché non è te. Quando in una discussione usiamo frasi come: ‘Non hai fatto… io, invece, …’, non stiamo riconoscendo all’altro la possibilità di essere diverso da noi. Vorremmo che il partner agisse usando i nostri pensieri, il nostro sguardo, le nostre emozioni. Questo è però impossibile. Possiamo chiedere all’altro di mettersi nei nostri panni per capire come ci si sente, ma non possiamo ‘obbligarlo’ a fare qualcosa come lo faremmo noi. È funzionale rendere espliciti i nostri bisogni e mediare su come soddisfarli. Se in una situazione conosciamo tutti i dettagli di ciò che avremmo fatto, iniziamo a chiederci perché non l’abbiamo fatta in prima persona? Perché era così importante che lo facesse l’altro?
  2. Perché non può sapere tutto. Spesso chi sta insieme da tanto tempo dice: ‘Lui lo sa cosa mi piace’. Ma voi, siete davvero sicuri di sapere cosa vi piace, sempre, e che sia immutato nel tempo? Routinizzare una persona è pari a smettere di guardarla. Ogni giorno introduciamo nelle nostre vite dei piccoli cambiamenti. Non accoglierli consapevolmente significa considerarsi immutabili, ma questo è biologicamente e psicologicamente impossibile.
  3. Perché non puoi responsabilizzare l’altro al tuo posto. La coppia dovrebbe essere una dimensione di crescita e accrescimento in cui concorrono insieme entrambi i partner. Così come la responsabilità nella coppia è fifty-fifty, la responsabilità della propria crescita è personale. L’altro può fornire un supporto a cui appoggiarsi di tanto in tanto, ma non può sostituirsi e non può essere caricato di pesi che non sono suoi. L’altro può essere per noi uno specchio dal quale attingere per vedere cosa riflettiamo, ma non potrà agire per noi. D’altra parte lo specchio della strega di Biancaneve, non opera per la matrigna, ma le mostra qualcosa che lei stessa sta chiedendo. Nella coppia si gioca ad armi pari, ognuno vale uno, ma si è nella stessa squadra. Entrambi cooperanti per un obiettivo, qualcuno più forte in alcuni momenti o situazioni, qualcuno più debole e sofferente nell’altro, ma comunque dalla stessa parte e pronti a ribaltare i ‘ruoli’ al cambio di scena.
  4. Perché non possiamo essere genitori del nostro partner. Ognuno di noi ha instaurato nei primi anni di vita delle relazioni significative con coloro che ci hanno accudito. Sono proprio queste interazioni a permettere al bambino di scoprirsi tanto come soggetto quanto come soggetto in relazione. È lì che si giocano le basi dell’immagine di sé, dell’amore, del rispetto, … Crescendo si tende a replicare queste dinamiche relazionali con gli altri che incontriamo e a trovare consolazione per quanto non si è avuto. Se da bambino, per esempio, non si è stati visti, probabilmente si cercherà di rendersi amabili nelle relazioni provando ad accudire il partner. Ma questo non fa bene alla coppia. L’altro può sicuramente fornirci un’esperienza emotiva correttiva, cioè un diverso punto di vista di noi stessi che ci aiuti a leggere differente noi e la realtà, ma dobbiamo imparare a rendercene conto. Cioè, a pensare fuori dagli schemi a quali siamo abituati. Chi poi può operare su ciò che pensa e sente, auto-riflettendo, siamo proprio noi, in prima persona. Questo significa accettare che l’altro non risponderà alle nostre aspettative perché non può, ma forse non vuole, e ci sta insegnando un altro modo di stare in relazione, che non abbiamo avuto modo di apprendere nel nostro passato.
  5. Perché nessuno potrà amarti più di quanto possa fare tu con te stesso. Non si ama per compensazione, o meglio non si dovrebbe farlo. L’Amore permette a ognuno di esprimersi per come è, non per come dovrebbe essere. Si gioca sul piano del Piacere e non su quello del Dovere. Per questo, l’Amore parte da sé.

L’altro non può salvarti e questa è la prima consapevolezza da far emergere. Nella relazione con l’altro possiamo scoprirci migliori di noi stessi se partiamo dall’accettazione di chi siamo, di chi siamo stati e di chi vogliamo essere e accettiamo il lui o lei del momento o della vita per quello che ci sta dando, intravedendo una possibilità di crescita in questo rapporto. Amare se stessi è la condizione di base di una buona relazione, altrimenti si finisce per pretendere dall’altro ciò che noi in partenza non facciamo con noi stessi. Perché l’altro dovrebbe amare, ciò che noi di noi non amiamo? È solo la scoperta di se stessi come soggetti che ci rende liberi di amare. In caso contrario saremo vittime di meccanismi di dipendenza psicologica e affettiva dal partner. In amore, come in tutti gli altri aspetti della vita, esistono gli errori perché non sappiamo amare, lo impariamo, e quindi sbagliamo, ma solo guardando possiamo scoprire come farlo. Accettare i propri e altrui errori è esaltare la propria imperfezione che ci rende unici e ci fa innamorare.

Prometto di perdere. Perché solo chi ama corre il rischio di perdere; gli altri corrono solo il rischio di essere perduti. Prometto di perdere. Perché solo chi non ha mai amato non ha mai perso. (Pedro Chagas Freitas)

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