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Alimentazione

Comfort food: coccolarsi con il cibo

Italian antipasto on linen covered table.
drMariaGraziaDeLisio Mariagrazia De Lisio Campobasso (CB)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli

Con il termine comfort food si intende indicare tutti quei cibi che suscitano piacere in chi li consuma, che soddisfano un bisogno emotivo e generano una sensazione di benessere.

L’aggettivo inglese “comfort” è soggetto a più interpretazioni:

– dalla capacità del cibo di coccolare, consolare

– a quella di ristorare.

Ogni individuo ha il suo cibo prediletto, il suo comfort food, questo perché esso rappresenta tutta una serie di valori e significati sociali, affettivi, culturali strettamente personali che vanno oltre il semplice sostentamento.

In genere quando parliamo di comfort food facciamo riferimento al cibo dell’infanzia o legato a una persona specifica della nostra vita, a un luogo o a un tempo felice. Il nostro cervello ha la capacità di associare un evento piacevole a specifiche sensazioni, come odori, sapori e consistenze del cibo, codificandoli come precursori della felicità e del benessere.

Di conseguenza quando l’individuo vive una situazione emotiva di fragilità, di tristezza, una condizione di stress o di ansia può sentire il bisogno di mangiare un piatto o un alimento di quelli che dia un senso di appagamento e di conforto scaricando così le proprie tensioni attraverso il cibo.

Il cibo diventa confortante specialmente per due motivi: la familiarità e l’associazione, come abbiamo detto, a memorie piacevoli.

“Non riesco a dire/fare questa cosa”, “Non mi piaccio”, “Non riesco ad avere un buon rapporto con questa persona”, sono alcune delle affermazioni a cui segue il ricorso al cibo come mezzo di consolazione. In queste circostanze c’è uno spostamento dal problema che non riusciamo ad affrontare e risolvere, che ci fa stare male (che è qualcosa di interno a noi), a qualcosa che, anche se momentaneamente, ci fa sentire meglio, ci conforta, facendoci ritrovare il buonumore (che è esterno a noi).

Quando ricorrere al comfort food, per alleviare uno stato di tensione o di malessere, diviene l’unica modalità con cui reagire alle difficoltà della vita, a livello fisico, si rischia l’aumento di peso e ricadute sulla salute in generale, a livello psicologico, dopo un temporaneo sollievo, generalmente emergono sensi di colpa, tristezza e autosvalutazione che peggiorano lo stato di sconforto/malessere iniziale rischiando di innescare un pericoloso circolo vizioso.

Per evitare l’instaurarsi di questo circolo è fondamentale capire che tipo di bisogno il cibo sta sostituendo (bisogno di amore? bisogno di conforto?).

Compreso il bisogno che genera il desiderio di quel particolare cibo e compreso che non si tratta di una  “vera” fame, quella fisiologica, è possibile lavorare sul problema che ha originato il malessere facendo un passettino in avanti verso una maggiore consapevolezza del significato che attribuiamo al cibo e verso un maggiore benessere.

 

 

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